18 gen 2024

EBOLI NEL CUORE - IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

 

Il mio primo giorno di scuola della prima elementare lì a Imola (primo solo per me ...in realtà le scuole erano iniziate già da qualche mese) fu davvero traumatico. Quando ci penso provo una grande tristezza...ancora oggi, a distanza di tantissimi anni. Mi sentivo diversa da tutti i bambini in classe (era una classe mista, e questa era già una novità per me)...e neanche sapevo ancora quanto lo fossi davvero! La maestra aveva un aspetto molto severo, per niente materno o quanto meno affabile. Cominciò a fare l'appello e improvvisamente sentimmo molto forte il rombo di un aereo. Molti si alzarono dai banchi e si avvicinarono alla finestra per guardare il cielo. La maestra si arrabbiò e gridò - "Cosa avete da guardare? Chi vi ha dato il permesso di alzarvi? Tutti seduti, aprite il quaderno e scrivete: Tema - Ho visto passare un aereo...le mie sensazioni".

Con la testa china sul quaderno e la penna che all'improvviso mi sembrò pesantissima mi sentii raggelare.  Tema... cos'era un tema? E come si scriveva? Le uniche cose che avevo imparato a fare nei pochissimi giorni in cui ero andata a scuola al mio paese erano delle cornici ai fogli di quaderno... molto graziose, che stavo attenta a far rientrare nei quadretti e a colorare senza sbavature...ma niente altro, niente di più!

Mi girai verso il mio compagno di banco e lo guardai...doveva essere talmente evidente la mia richiesta di aiuto che lui si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò: "Non sai cosa scrivere, vero? O non sai proprio scrivere? Se è così  dillo subito alla maestra e non preoccuparti...pian piano imparerai e, se vuoi, anch'io ti aiuterò! Ah, mi chiamo Bruno...e tu?"

Rincuorata e non vedendo altra alternativa uscii dal banco per avvicinarmi alla cattedra e parlare alla maestra. Mi sgridò e mi fermò facendomi tornare a posto, aggiungendo che non si poteva fare in classe quel che si voleva e quando si voleva, ma  avrei dovuto alzare la mano e al suo permesso parlare davanti a tutti.

Che umiliazione!!! Abbassai gli occhi – Io…non so scrivere! - dissi. Tutti si girarono a guardarmi. Qualcuno sorrideva, qualcuno mi guardava con curiosità, come se fossi un'aliena arrivata da chissà quale mondo, qualcun altro sembrava compatirmi.

"Oh Dio, ma almeno qualche letterina la conosci, la sai scrivere?" Il mio silenzio fu una risposta molto eloquente...e pesante.  Avrei voluto sprofondare! La maestra mi diede il permesso di avvicinarmi alla cattedra, e sembrava molto innervosita da questo inaspettato “problema”. Mi ammonì che da quel giorno in poi avrei dovuto impegnarmi molto per imparare a scrivere, e a farlo in breve tempo per mettermi alla pari con gli altri compagni, altrimenti sarei rimasta semplicemente una “ciuchina”.

 I giorni che seguirono mi videro impegnatissima a cercare di recuperare terreno e ad imparare a scrivere. Ero una bambina timida nelle relazioni con gli altri, ma stridente con questa timidezza c'era una grande forza dentro di me, un orgoglio che ha sempre caratterizzato il mio carattere e che nei momenti difficili della mia vita mi ha permesso e  mi permette ancora oggi di fare un balzo in avanti, sempre a testa alta...la mossa del cavallo, come direbbe  un giocatore di scacchi!

Con questa forza di volontà e l'aiuto paziente di Suor Angelina imparai a scrivere e arrivò il giorno, quel giorno speciale che a ripensarci mi riempie ancora di orgoglio.

La maestra disse che ci avrebbe messo alla prova (ma io immaginavo che si rivolgesse soltanto a me) con un bel dettato, che mi accinsi  a fare con grande impegno e determinazione per dimostrare di avercela fatta a mettermi in pari con il resto della classe. Quando fui chiamata alla cattedra per la correzione ero emozionata e mi tremavano le gambe...ma ero sicura in cuor mio d'aver fatto bene!

La maestra finì di leggere, abbassò gli occhiali sulla punta del naso e poi mi guardò negli occhi in modo strano per lei…quasi  materno,  e poi….poi con la sua penna rossa fece un bel 10 sul foglio!

DIECI! Un sogno, un sogno che finalmente si avverava! E non finì così! Invitò i miei compagni di classe a farmi un applauso e aggiunse che lei non si sarebbe aspettata un recupero così veloce da parte mia… che le sembrava quasi impossibile e che certamente avevo delle doti non comuni, unite ad una grandissima forza di volontà. 

E, aggiunse:  “ Devo ricredermi…non sei una ciuchina!”  

Senza dimenticare l'umiliazione del primo giorno di scuola, fu la mia rivincita.

I sorrisini, gli sguardi compassionevoli si erano trasformati in un battito di mani e in un'approvazione generale di quella che sentii finalmente essere la mia classe, con i miei compagni…con i quali mi sentivo finalmente alla pari.

Quell'anno scolastico fu una grande prova per me, ma mi aiutò moltissimo negli anni successivi perché gettò le basi di un percorso scolastico ricco di grandissime soddisfazioni.

Ma questa è un'altra storia…


7:58:00 PM / by / 0 Comments

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