C’era una volta, nel cuore del centro antico, dove le pietre sanno contare i passi delle generazioni, una casa più povera delle altre. Di giorno la sua finestra dava su un vicolo stretto e odoroso di pane fresco, il forno di Letizia... di notte, quando il cielo si riempiva di stelle, qualcuno giurava di aver visto una piccola luce agitarsi dietro le imposte chiuse.
Quella casa apparteneva a nonna Maria, una donna che aveva le mani segnate dalla fatica e il cuore grande grande, ricco di ricordi e di bontà. Le sue stanze erano sempre ordinate, ma non troppo, perché le cose vive, pensava, devono poter respirare... E proprio fra i fili d’aria che passavano dalla porta al camino viveva, da molti anni, uno spirito piccino piccino: lo Scorzamauriello.
Lo Scorzamauriello non era un fantasma o un piccolo animale, ma un folletto minuto, con gli occhi come due nocciole. Vestiva con pezzetti di stoffa e portava sulla piccola testa una scazzetta rossa. Ogni tanto, quando rideva, sembrava che qualche foglia secca ballasse con lui. Nessuno l’aveva mai visto chiaramente se non quando voleva... lui amava l’anonimato. Si diceva che portasse fortuna se prendeva a benvolere gli abitanti della casa che occupava, ma anche che fosse molto dispettoso se non venivano rispettate le sue regole.
La regola prima e più importante era questa: se ti volgeva il cuore, ti faceva trovare una o più monete o un sacchetto di fagioli, olio, pane o altro ben di Dio dentro la credenza, ma se tu parlavi della sua presenza ad alta voce per vantarti, o per venderne il segreto, allora la fortuna si trasformava in furia: i piatti si rompevano, le chiavi sparivano, le coperte si confondevano…ti faceva ogni sorta di dispetti e avevi finito di vivere in pace. Lo Scorzamauriello si offendeva come chi si sente tradito.
Una sera d’inverno bussò alla porta di nonna Maria un ragazzino, Giovanni, con gli occhi grandi e le scarpe rattoppate. La madre era malata e il pane a casa sua scarseggiava. Giovanni bussò e, con voce timida, chiese se potesse restare per mangiare qualcosa e riscaldarsi un po' per la notte.
Nonna Maria lo accolse come se fosse uno dei suoi nipoti, che ormai vivevano lontano, e gli diede una ciotola di minestra. Quando la casa fu a posto e le candele spente, Giovanni si accorse che qualcosa frusciava sotto il tavolo. Vide due occhietti lucenti e una manina minuscola che offriva un pezzetto di cioccolato. Era lo Scorzamauriello.
Giovanni non gridò. Si ricordò delle storie che gli aveva raccontato il nonno: “Se vuoi l’aiuto di una creatura, prima offri il tuo rispetto”. Così tacque, fece un inchino appena percettibile e lasciò la sua sciarpa sul bordo della sedia perché la creatura potesse riscaldarsi.
Nei giorni successivi, delle monete apparvero in un sacchetto nella credenza la mattina presto: piccole, lucide come gocce. Con quel denaro Nonna Maria comprò medicine per la madre di Giovanni e pane per tutto il vicolo, ma il segreto rimase tale...né Giovanni né Maria dissero una parola a nessuno, anche se la gente sospettava che quell'improvviso benessere fosse opera di una presenza magica.
Un pomeriggio, però, arrivò in città un mercante ambizioso, pronto a comprare e vendere fortuna. Voleva scoprire come ottenere la benedizione dello Scorzamauriello, di cui aveva sentito parlare, e trasformarla in profitto. Promise oro a chi avesse rivelato il nascondiglio del folletto, offrì dolci e ricordò a tutti che la curiosità paga sempre.
Molti si fecero prendere dall’avidità. Andarono davanti alla casa da Nonna Maria a bussare e a chiedere, insospettiti dalla recente e inspiegabile generosità della donna. Ma non capivano la cosa più importante: lo Scorzamauriello non amava chi cercava di ridurlo a merce nè le persone avide e irriconoscenti.
Una notte, mentre il mercante stava parlando a bassa voce con un uomo del vicolo che aveva promesso di consegnargli il segreto, qualcosa accadde. Un rumore forte di piatti che cadevano, candele che si spegnevano e il vento, come un soffio impetuoso di rimprovero, frantumò rumorosamente dei vetri. Il mercante scappò via impaurito con le mani vuote e il volto pallido...e l’uomo che aveva ceduto, temendo la collera della creatura, tornò da nonna Maria con vergogna, dicendo di non voler più sapere niente.
Il mattino dopo, nel vicolo si sparse una voce che non era voce: un coro di porte e finestre che si aprivano piano. Sotto una botola di legno comparve un piccolo cassetto con dentro una nappa di stoffa rossa, e un biglietto su cui era scritto “Chi custodisce il silenzio custodisce la grazia...la vera ricchezza è ciò che si condivide senza vantarsi.”
Gli anni passarono. Giovanni crebbe e divenne un giovane che sapeva contare le sue fortune come contava le stelle... una per una, con riconoscenza. Nonna Maria invecchiò con la stessa dolcezza delle cose che si consumano con dignità. Quando qualcuno bussava per chiedere aiuto, la porta si apriva senza troppi racconti. Il segreto restò un segreto perché chi lo custodiva sapeva che certi miracoli vivono solo se amati in silenzio.
E se, tornando nel vicolo, ti capita di sentire il fruscio di una stoffa che ride o di trovare una moneta lucida sotto una pietra, allora fermati: inchinati come fece Giovanni, ringrazia senza parlare e lascia, su un davanzale, qualcosa di semplice ...un pezzetto d’arancia, un ciuffo di lana, una parola gentile scritta su carta. Lo Scorzamauriello continuerà a fare il suo lavoro... a volte darà, a volte proteggerà, ma sempre chiederà una cosa sola...il rispetto del silenzio.
E così, nelle sere in cui il vento porta il profumo di cose buone, qualcuno giura di aver udito un piccolo ridacchiare e attraversare i tetti. Forse è solo il vento. Forse è lo Scorzamauriello che, soddisfatto, rimescola le piccole fortune del vicolo e si prepara a dormire, con una scorza d’arancia per cuscino.



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