IL TRADIMENTO DI SALERNO E IL CONSEGUENTE ASSEDIO DELLA CITTA' DA PARTE DI ENRICO VI
Onorevoli reggitori della città di EBULO,
leggiadre dame e arditi messeri,
umili popolani e nobili cavalieri,
siamo tutti qui riuniti…
oltremodo onorati e sommamente lieti,
alla presenza di Sua Maestà Federico II Imperatore
e dell’Imperatrice Isabella sua consorte,
ai quali il ciel conceda ogni grazia et beneditione…
per assistere alla rievocazione della battaglia gloriosa
che le corone reali sul loro capo pose!
PIETRO DA EBOLI
“Ego magister Petrus de Ebulo, servus imperatoris et fidelis. Raccontero’ solo la verita’, nessuna falsita’ cantera’ la mia musa.”
GOFFREDO DA VITERBO (Cronista ai tempi di Enrico VI)
Federico I, detto il Barbarossa, combinò il matrimonio fra il suo primogenito Enrico VI e l’erede del Regno di Sicilia, la figlia del re normanno Ruggero II, Costanza D’Altavilla.
Il matrimonio fu celebrato a Milano nel gennaio del 1186.
Ma com’era il giovane Enrico?
Enrico VI, uomo d’intelligenza superiore,
era crudele, severo, cinico, calcolatore.
Si diceva che fosse sempre di cattivo umore
e che in tutti incutesse soggezione e gran timore.
Sognava di creare un grande impero…
tanto grande da poter comandare il sud intero!
Buon sangue, d’altronde, non mente,
infatti suo figlio Federico
sarà oltre ogni dir…potente!
Morto il Barbarossa, Enrico discese in Italia nel 1191 e fu incoronato Imperatore del Sacro Romano impero a Roma da Papa Celestino III.
Cercò poi di sottomettere tutte le città del regno per sottrarre all’usurpatore Tancredi il Regno di Sicilia, che spettava per discendenza alla sua sposa, Costanza. Caddero ad una ad una Rocca D’Arce, Capua, Teano, Aversa, Caserta, e poi si diresse verso Napoli, sostenuto da tanti nobili armati e anche dai duchi salernitani.
Ma Napoli resistette per ben 3 mesi grazie all’abilità del miglior condottiero di quel tempo, Riccardo d’Acerra. e proprio quando la città stava per cedere, le navi degli alleati pisani furono distrutte dai pirati e si diffuse un’epidemia che mieté tantissime vite e colpì e fiaccò le forze all’imperatore.
In quel mentre, un ambasciatore supplicò l’imperatore di lasciare che Costanza si rifugiasse nella città di Salerno,
PIETRO DA EBOLI
“Venga la tua nobilissima moglie a risiedere venerata nella città di suo padre.
Mentre tu, vittorioso, continui a combattere guerre crudeli, la tua sposa sia felice in Salerno. Non lontano vi è, a me sempre molto cara, la dolce terra di Eboli, che del rango di città chiede la gloria.”
GOFFREDO DA VITERBO
Enrico accettò, anche perché, pur essendo guarito, era costretto a lasciare Napoli e a tornare momentaneamente in Germania per questioni interne. L’indomani Costanza raggiunse Salerno.
Tra canti di osanna e lodi all’imperatore
solenne la regina avanza
fra leggiadre fanciulle adornate con ori.
Dolci effluvi si spandono nell’aria
e nobili cavalieri la conducono al castello.
Di certo, per Salerno, questo e’ il giorno piu’ bello!
Ma dopo la partenza dell’imperatore, nella città prese ben presto il sopravvento il partito favorevole a Tancredi e una folla, circondato il castello di Terracena dove dimorava Costanza, lo attaccò e la fece prigioniera per condurla in Sicilia e consegnarla all’usurpatore.
Ma lettere e messaggeri l’imperatore
presto misero al corrente di tale tradimento.
Enrico estrasse la spada, l’ira lo sconvolse,
arse in lui il desiderio di vendetta:
“Che muoiano tutti, traditori maledetti!”
Dopo lunghe trattative con Tancredi e la promessa di non invadere il regno, Enrico riuscì ad ottenere la liberazione di Costanza…ma di certo quel tradimento non sarebbe stato mai dimenticato!
Era il 1194, e alla morte di Tancredi , riorganizzato il proprio esercito e radunati gli alleati genovesi e pisani, che non vedevano l’ora di eliminare Amalfi e le altre città marinare del sud Italia, sbarcò a Palermo, si fece incoronare Re di Sicilia e poi diede inizio a un regime di repressioni violentissime che finirono in torture, esecuzioni di massa e carcerazioni di qualsiasi nemico della nuova corona...
E si diresse a Salerno, assetato di sangue e affamato di vendetta!
PARTITA
Ed è proprio l’assedio di Salerno
che andiamo ora a rappresentare.
Si schierino dunque pedoni, alfieri,
Re, Regine e Cavalieri
per dare inizio alla battaglia
sulla grande Scacchiera!
Imbracciate le armi, scudi davanti al petto…
E tutto, solamente, per nostro gran diletto!
DISCORSO DI ENRICO VI, RE BIANCO
Traditori! Sciagurati traditori! Nemici!
Avete infranto con infamia il sacro patto che vi legava al vostro Imperatore…vi siete macchiati del più orribile dei delitti, e sarete puniti col più atroce dei supplizi!
Noi, che nella nostra augustale potestà abbiamo creduto al vostro giuramento e non avevamo nel cuore alcun dubbio sulla vostra fedeltà, siamo stati sprofondati nell’abisso dell’infame tradimento da chi ritenuto amico, da chi considerato fratello. La nostra vendetta si abbatterà feroce su di voi…per questo saremo crudeli!
Vi chiuderemo in una morsa, e senza alcuna pietà vi distruggeremo!
DISCORSO DEL RE NERO
Traditori noi? I vincoli della città di Salerno si sono sciolti nel momento stesso in cui sei andato via, lasciando qui la tua sposa! Si diceva che fossi morto! E noi, cosa avremmo potuto fare se non consegnarla a Tancredi? Abbiamo sbagliato, avremmo dovuto aiutarla a riconquistare quel trono che le spettava di diritto…riconosciamo il nostro peccato, e sappiamo che tu né con le preghiere né con l’oro avrai pietà di noi. Dio ci salvi dal tuo furore! Oh, potessi non vedere il dolore che ci attende…ma venderemo cara la nostra vita, o altrimenti, preghiamo di avere salva l’anima!
PARTITA
PARLA LA REGINA, COSTANZA D’ALTAVILLA, MOGLIE DI ENRICO VI
O miei valorosi, accrescete la vostra ira contro l’inumana popolazione di Salerno, che si è macchiata d’infamia, inganno e crudeltà verso di me, vostra amata imperatrice. Come viscide vipere mi hanno lanciato contro il loro veleno, e hanno cercato di colpirmi con pietre e frecce lanciate da fionde e balestre. Mi hanno consegnata all’usurpatore Tancredi, dimenticando il giuramento di fedeltà all’Imperatore, mio sposo.
Li avevo sollecitati a fidarsi di me, che pur disponevo di truppe fedeli pronte a combattere e a morire perché conquistassi il trono che mi spettava per diritto di nascita. Li avevo esortati a imparare dal popolo di Eboli cosa fosse la fedeltà…Eboli, che ripagherò degnamente per i suoi meriti e il suo buon cuore! E ORA VI ESORTO AD ESSERE IMPLACABILI E A VENDICARE SENZA ALCUNA PIETA’ IL MIO ONORE
PARTITA
RE NERO
Finiamola qui, con un duello fra noi due, questa logorante battaglia! Il popolo è ormai sfinito, decimato dalla tua furiosa vendetta. A migliaia son caduti, trafitti dalle lance e dalle spade, e i loro cadaveri giacciono sul terreno, intriso del loro sangue…Molti sono prigionieri e tanti fuggono verso altri sentieri.
Ti sfido, dunque, a misurare la tua forza contro di me, perché il mio onore non mi consente la resa!
ENRICO VI
La parola “onore” sarà sempre sacra per me, e nonostante la tua gente non ne conosca affatto il significato, non posso non considerare la tua richiesta, perché sono vivi dentro di te il coraggio e l’onore, e più in alto di tutto sono i valori eroici. Forza e onore…il resto è aria e polvere!
Combattiamo, dunque, e se ti batterò... tu avrai salva la vita!
RIFLESSIONI FINALI
Si spengono mai le braci di un tradimento? Il tradimento infame di chi ti aveva giurato fedeltà?
Quanto dolore, quanta angoscia invase l’animo dell’imperatrice Costanza che, dopo essere stata accolta con canti di osanna, incenso, rose e gigli, i cui effluvi si spandevano nell’aria... ammirata e venerata come una dea... venne ignobilmente tradita dal popolo di Salerno che la consegnò prigioniera a Tancredi, dopo averle scagliato contro parole velenose, ingiurie, minacce e perfino pietre, lanciate con fionde?
Può dal Male nascere il Bene? Può da un vile tradimento nascere il perdono?
Il desiderio di vendetta è umano…direte... è un istinto naturale, ma è una guerra che non porterà mai alla pace! L’odio è cieco e la collera è sorda…questo è vero, ma non si può combattere il dolore col dolore, la violenza con la violenza…non si può sconfiggere la guerra con la guerra! Sono immagini speculari del Male, e certamente non condurranno mai al Bene, ma alla conta di innumerevoli morti su campi di battaglia!
Qual è dunque l’arma da usare per spezzare la catena del Male?
Senza dubbio è quella dell’Amore! Solo l’Amore è salvifico, perchè non si lascia dominare dal desiderio di potere, di vendetta e di rancore…mentre l’occhio per occhio... non può che produrre un mondo di ciechi!



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