Voce narrante (PIER DELLE VIGNE)
In Germania, nel 1125, venne eletto sovrano Federico, duca di Svevia, meglio conosciuto come il Barbarossa, che scese in Italia e dopo incendi e devastazioni conquistò Roma ed ottenne dal Papa (Adriano IV) l'incoronazione ad imperatore. Sognando uno Stato universale e volendo unificare le corone di Germania e d'Italia, combinò il matrimonio del suo primo figlio, Enrico, con Costanza d 'Altavilla, figlia del re normanno Ruggero II ed unica erede al Regno di Sicilia. Enrico VI riunì dunque sotto il suo scettro imperiale la Germania e l'Italia, fino alla Sicilia, dove entrò trionfante alla morte di Tancredi.
PIETRO DA EBOLI
"Ego magister Petrus de Ebulo. Racconterò solo la verità, nessuna falsità canterà la mia musa."
"Come vittorioso l'imperatore è accolto nella sala del trono; la reggia è in festa, spazzate via le tenebrose nuvole, esulta per aver meritato giorni di gioia."
Fonte : "De rebus Siculis Carmen" di Pietro da Eboli a cura di Mariano Pastore.
Voce narrante (Pier delle Vigne)
Ma Enrico VI morì presto, all'età di 33 anni, e il suo unico figlio, Federico II di Svevia, ereditò il trono a soli 3 anni. Pietro da Eboli "O fanciullo tanto agognato, tu, sotto i migliori auspici nato, come il più grande dei tuoi antenati sarai stimato. Tu, o pargolo, sei il sole senza nubi, con te la terra si carica di messe, e gli alberi di ricchezze!"
DANTE ALIGHIERI
"Questa è la luce della gran Costanza, che del secondo vento di Soave generò il terzo e l'ultima possanza."*
(Paradiso Canto III)
Voce narrante PIER DELLE VIGNE
Il piccolo Federico, affidato da Costanza al papa Innocenzo III, rimase ben presto orfano anche di madre. Visse a Palermo, città da mille e una notte, sospesa fra oriente e occidente, una capitale dove si mescolavano popoli, religioni e costumi tra i più diversi, circondata, come una collana preziosa intorno al collo di una bella giovinetta, da palazzi, da giardini e da moschee. Studiava, osservava la natura, gli animali...era completamente affascinato dalla caccia col falco. A 14 anni cominciò a governare da solo, lasciando un segno come pochi altri uomini nella storia dell'umanità. La sua energia vitale era incontenibile, la potenza del suo carattere leggendaria. Fu uomo colto ed amante della cultura, parlava sei lingue, si circondò di poeti, filosofi e scienziati. Fondò a Napoli la prima università statale del mondo occidentale, sancì l'autorità della Scuola Medica Salernitana e fece costruire numerosi castelli. Conquistò Gerusalemme alla guida di una crociata, ma nella chiesa del Santo Sepolcro si autoincoronò con un atto di superbia.
Poeta tedesco ( FREIDANK)
"Intona grida di giubilo e venera il nome del Signore, Gerusalemme, perché come il sublime re Gesù un tempo, ora Federico imperatore si leva nel tuo splendore!"
Voce narrante (PIER DELLE VIGNE)
Dal Papa venne allora indicato come l 'anticristo e, per quest'atto lesivo della Sua autorità temporale venne ancora una volta scomunicato.
PAPA INNOCENZO IV
"Decretiamo che nessuno, fermamente proibendolo con la nostra autorità, lo guardi come re o imperatore e stabiliamo che chiunque gli darà aiuto soggiaccia con lui al vincolo della scomunica."
Voce narrante PIER DELLE VIGNE
Ma accuse, scomuniche e congiure scossero tanto l' imperatore da
spingerlo a reagire con rabbia e con furore.
VERSI FEDERICO II E LA RIVOLTA DI CAPACCIO
"Stupor mundi", Federico,
astuto, scaltro, estroso, colto,
su di lui si tramandano miti e leggende popolari
sia nel bene che nel male!
Le sue grandi, illustri imprese
non richiedon le mie lodi,
perché note: quando alla battaglia discendeva
sospirando tremava il mondo intero.
Sempre ai buoni fu difesa ed amato dalla gente,
tutto forza e coraggio, oltre ogni dir...potente!!!
Gli erano soggetti campi e boschi,
ogni terra ed ogni mare
ed un grande e poderoso esercito imperiale .
Da oriente ad occidente
terre e popoli cercò di unificare,
e volle appropriarsi del potere temporale
per restituirlo alla propria autorità imperiale.
Da tanto potere il Papa si sentì allora accerchiato,
quindi ordì molte congiure,
e fra le tante da ricordare, quella di Capaccio
oggi andiamo a rappresentare.
Era il luglio del 1246. Antiche famiglie
ed uomini potenti dell' Italia meridionale,
su richiesta di Innocenzo IV
decisero di congiurare.
Ma lettere e messaggeri l'imperatore
presto misero al corrente di tale tradimento.
Federico estrasse la spada, l'ira lo sconvolse,
arse in lui il desiderio di vendetta:
"Che muoiano tutti, traditori maledetti!!!
Nel castello di Capaccio, creduto inespugnabile,
si rifugiarono i cospiratori,
per sfuggire all'ira di Federico imperatore.
Ma la fortezza fu assediata
da una folta schiera di soldati,
con armi scintillanti,
scudi cesellati, spade e lance acuminate.
Stendardi e bandiere nell'aria sventolavano,
le grida eran sì forti... che i campi ne rintronavano!
PRESENTAZIONE DELLA SCACCHIERA
Su questa grande Scacchiera
vedremo ora schierati
da un lato l'esercito dell'imperatore,
pronto a colpire i congiurati traditori...
e dall'altro i rivoltosi,
che in nome della fede e dell'autorità papale
sono disposti a combattere e a morire...
ma non senza prima farci molto
divertire!!!
ALL'INIZIO IL DISCORSO DELL'IMPERATORE
DISCORSO DI FEDERICO II
Traditori! Sciagurati traditori! Nemici! Avete violato ed infranto con infamia il sacro patto che vi legava al vostro Imperatore, vi siete macchiati del più orribile dei delitti...e sarete puniti col più atroce dei supplizi! Noi, che nella nostra augustale potestà abbiamo amato a tal punto la giustizia che ogni suddito alla nostra presenza era uguale, Noi che abbiamo amato tanto il nostro regno che nel cuore non avevamo né guerra né vendetta...siamo stati sprofondati nell'abisso dell'infame tradimento da chi ritenuto amico, da chi considerato fratello. La nostra vendetta si abbatterà feroce su di voi. Per questo saremo crudeli. Vi chiuderemo in una morsa tra i monti e il mare... Il tempo dei sentimenti è finito. Abbiamo il dovere di distruggervi...e vi distruggeremo!!!
DISCORSO DI ANDREA DE' CICALA
Traditori noi? I nostri vincoli di fedeltà sono stati sciolti da chi dal cielo ne ha l'autorità. Non dunque traditori, se mai umili servitori di quel Dio che non ti vuole imperatore, perché sei privo di dignità e di onore. La tua è una mente perversa e criminale, colpevole di efferati delitti. Sei tracotante, ambizioso, violento e crudele. Dio ci salvi dal tuo furore! Oh, potessi non vedere il dolore che ci attende! Ma venderemo cara la nostra vita...o altrimenti avremo salva l 'anima! Tu, invece, sei destinato a bruciare nel fuoco dell'inferno. E lì brucerai, misero te...per l'eternità!!!
INIZIO DELLE MOSSE DELLA PARTITA
Duello fra Tebaldo Francesco (alfiere dei congiurati) e Marino da Eboli ( alfiere di Federico II)
TEBALDO FRANCESCO
Chi avrà grandi meriti davanti a Dio, sarà da Lui grandemente premiato. Per la Sua gloria io, Tebaldo Francesco, ti sfido a duello...e se dovrò morire, grande sarà la mia ricompensa. Combatti, dunque...e sappi che Dio è con me!!!
MARINO DA EBOLI
Io, Marino da Eboli, ti
affronterò e combatterò per il mio imperatore...per il mio onore! Se è la vita
eterna il tuo premio, sarai accontentato. Molto presto raggiungerai il tuo Dio,
perché io non avrò pietà!!!
ALLA FINE DELLA PARTITA DUELLO TRA I RE
Andrea De Cicala
Per la vittoria, per
l’onore… E per porre fine a questo assedio ti sfido a duello. Vieni avanti,
combatti e preparati a morire, Peccatore!!!
Federico II
Sono pronto! Non c’è onore più grande per
un re che combattere e morire per il suo popolo e le sue idee. Ma io ti
sconfiggerò e prenderò la tua vita, qui ed ora!!!
SI FA AVANTI LA REGINA DEI BIANCHI MARGHERITA DI ISCHIA Margherita di Ischia Voi, Imperatore, sapete bene di essere in colpa davanti a Dio...Ma Dio è buono e misericordioso e, se Vi pentirete dei vostri peccati, Vi perdonerà e Vi raccoglierà in grazia. Se non lo farete, subirete grandissime pene! Desistete, dunque, dal vendicarvi oltre!!!
Altrettanto avanza L'IMPERATRICE BIANCA LANCIA
Regina di Federico Bianca Lancia
Mio Imperatore, io Vi chiedo clemenza...Non per i traditori, su cui si dovrà abbattere il giusto castigo, ma per le donne di questa sventurata città...che abbiano salva la vita, e siano loro evitate angosce e sofferenze!!!
Francoforte 1219
Federico II prende le persone di Eboli nel suo demanio e conferma le loro abitudini. Francoforte 1219, settembre.
"Federico secondo per la grazia della clemenza divina re sempre augusto dei Romani e re di Sicilia. Spetta alla regia munificenza stendere la mano della liberalità verso i sudditi de-voti che ci hanno servito con fede pura, devozione mirabile e servigi grati che voi sotto il nome di Eboli, come nostri fedeli, avete prestato alla nostra maestà e che avete mostrato essere di bene in meglio, considerando ancora i considerevoli e notevoli danni che avete subito e i tanti pericoli personali che avete sopportato per conservare la vostra fedeltà; volendo perciò provvedere a voi benemeriti di nostra volontà con la consueta munificenza, accogliamo nel nostro demanio voi universalmente e come singoli, i vostri eredi, la terra stessa di Eboli con tutte le sue dipendenze e pertinenze, e vogliamo che rimangano sotto la particolare protezione della nostra maestà i vostri eredi e la stessa terra."
Fonte : "De rebus Siculis Carmen" di Pietro da Eboli a cura di Mariano Pastore.
"EBOLI CITTA' SVEVA"
VERSI FINALI
Dopo tre mesi di assedio
e la cisterna sabotata
il castello venne infine conquistato...
e non ci fu scampo per i congiurati.
Terribile per i traditori fu la punizione:
l'imperatore ne decretò
l'accecamento e la mutilazione,
indi la messa a morte per impiccagione.
Alcuni furono bruciati, o da cavalli trascinati,
chiusi in sacchi di vipere oppure annegati.
E le donne? Come schiave a Palermo deportate!
Federico anniento' dunque il nemico
dando sfogo alla sua ira,
e vendicando la congiura in modo così duro
che "il sole e la luna non apparvero, l
e stelle impallidirono,
precipitò una pioggia di sangue
e la terra fu avvolta in una tenebra profonda!"
PAPA INNOCENZO IV
"Ecco una bestia piena di nomi blasfemi, che infierendo con zampe d'orso e con fauci di leone, e nelle altre membra con forma di leopardo, apre la bocca per oltraggiare il nome divino, e non smette di assalire con simili dardi nè il tabernacolo di Dio nè i Santi che abitano nei cieli."
" Tu sei dannato, Federico, perduto per l'eternità, perduto per sempre! Tra la gloria terrena e quella eterna hai scelto la prima...hai voluto il potere, il successo, il piacere, mentre davanti a Dio l'umiltà è il più bell'ornamento. Forse il mondo ti darà un trono elevato...ma la tua anima brucerà all'inferno!!!"
FEDERICO II
Chi credi di essere tu? Non sei che un uomo come tutti gli
altri, fatto di ossa e di carne. Avrei potuto perdonare la tua vanità, se non
avesse cercato di mortificare la mia!!! Impugni la fede, ma anch'essa non è che
una vanità fra le altre ed in più è l'arte di ingannare l'uomo sulla natura del
mondo. Tu non hai vinto...e dunque non cantar trionfo! Le lodi, la gloria sono
per me, Federico imperatore! Che cosa brilla di altrettanta luce quanto poter
riempire il mondo col proprio nome e con la grandezza e, una volta spirato,
continuare a vivere tra i posteri e conservare grande il proprio nome?
TOMMASO DI ECCLESTON
"È giusto smaniare per lodi, onore e gloria? Sono un
nulla, fatto di male! Cose che rendono le anime orgogliose! Cos'è mai la vita,
se non un'illusione effimera? E la gloria cui aspiriamo...non è forse chimera e
nulla più? Tutto ciò che ci piace, che riteniamo eterno, con la morte come un
sogno si dileguerà. Si parlerà ancora di noi, ma col tempo nessuno ci ricorderà
e ciò che ora ci dà piacere come un fiume scorrerà. Fuggiamo dunque la vanità,
specchio di ogni vizio, che tanti ha travolto... di quelli che non compresero
che tutto un giorno sarebbe finito. Anche per te, grande Federico, giungerà il
giorno del castigo, e tutti i tuoi grandi e bei castelli non serviranno a
nasconderti alla morte! Grande casa...sarà grande fossa!!!!"
DANTE ALIGHIERI
"Oh, vana gloria de l'umane posse! Com' poco verde in su la cima
dura, se non è giunta da l'etati grosse!"
TOMMASO DI ECCLESTON
"Federico morì nel suo castello in Puglia, a Castelfiorentino, il 13 dicembre 1250. "Non avevo mai visto tanta neve sull'Etna come quel giorno di dicembre...Mi ero recato sulle rive del mare per raccogliermi in preghiera, quando il cielo si oscurò. Poi, all'improvviso, un fragore spaventoso proveniente dalle viscere del vulcano scosse la terra e mi distolse dalla meditazione. Vidi, allora, un corteo impressionante di 5000 cavalieri ricoperti di elmi e corazze nere che scendevano lungo la fiancata della montagna verso la costa. Essi penetrarono nel mare. Chiesi ad uno di essi chi fossero. Egli mi rispose che erano la guardia di Federico. Sarebbero riemersi un giorno, in un turbinìo di fiamme." Tutto questo accadeva sulle pendici dell'Etna, sede riconosciuta del diavolo..."




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