ROBERTO IL GUISCARDO E L’ASSEDIO DI
SALERNO
SCACCHI VIVENTI 2023
VOCE NARRANTE: AMATO DI MONTECASSINO (CRONISTA)
*
*(AUTORE DELL’HISTORIA
NORMANNORUM, raccontò le vicende del lungo assedio con dovizia di particolari
ed aneddoti evocativi. L’opera originale in latino andò perduta e ci è
pervenuta attraverso una traduzione quattrocentesca in francese antico,
tradotta poi in italiano dall’edizione critica di V. De Bartholomeis)
Nell’XI secolo l’Italia vide il sorgere delle potente
monarchia normanna che riuscì ad unificare sotto il proprio dominio le regioni
meridionali, dopo gli inutili tentativi fatti dai Longobardi e dagli Imperatori
tedeschi.
I Normanni erano una popolazione germanica
originaria della Scandinavia e della Danimarca, erano quegli stessi Vichinghi
che con audacia, sulle loro agili imbarcazioni, si spingevano alla ricerca di
nuove terre arrivando fino all’Islanda, alla Groenlandia, nel cuore della
Russia ed anche in America del Nord, dove sono stati ritrovati resti delle loro
navi.
Ma questi “uomini del Nord” si insediarono anche al
sud dell’Europa, in Francia, dove ottennero un feudo, la Normandia, che da loro
prese il nome.
Una spedizione normanna, al comando di Roberto e
Ruggero d’Altavilla, figli di Tancredi, giunse in Italia meridionale e si
stanziò in Puglia, sul monte Gargano, dopo aver sconfitto le truppe bizantine.
Per il loro indiscusso valore essi seppero primeggiare e dar vita al glorioso
regno normanno in Italia.
I Duchi di Napoli e i Principi di Salerno si
servirono spesso dei Normanni per conquistare nuove terre e per ricompensarli il principe di Salerno, Guaimario IV, assegnò
loro le terre di Puglia. Proprio qui, alla morte del duca Umfredo, Roberto
d’Altavilla con i suoi intrighi (era infatti un uomo molto scaltro ed astuto, perciò
soprannominato il Guiscardo) riuscì ad
accaparrarsi il trono e a farsi eleggere duca.
Poi, per consolidare il suo ducato, pensò
d’imparentarsi col Principe di Salerno, città che con Guaimario IV aveva
raggiunto un periodo di massimo splendore economico e politico del principato
longobardo, nonché di grande sviluppo della famosa Scuola Medica Salernitana,
dove giungevano persone provenienti da tutta Europa , sia ammalati, sia
studenti che studiosi. Era una scuola anche femminile, di cui fu sicuramente
protagonista la prima donna medico della storia, Trotula De Ruggiero.
TROTULA DE RUGGIERO
“Madre, insegnami a vedere la luce delle
stelle,
insegnami a vedere la verità nel
dettaglio
e a chiarire i misteri
affinché io possa condividere queste
visioni
con ogni credo e razza.
Custode di tutte le dimensioni,
io cerco le tue vie di Medicina
per realizzare le mie visioni,
vedendo la verità che è in me.”*
* Preghiera WICCA da “MEMORIE DI UNA
STREGA di GIOVANNA IAMMUCCI
Il mio nome è Trotula De Ruggiero e sono nata a
Salerno da nobile famiglia di origine normanna.
Grazie alle mie origini e alle disponibilità economiche e culturali della mia
famiglia ho avuto accesso alla Scuola
Medica dopo anni di preparazione privata. I miei studi e le mie opere sono
rivolte principalmente alle donne…alle gravidanze, ai parti e alle cure dei
neonati. Ho fatto nascere centinaia di bambini e salvato la vita a molte madri.
Sapete, i problemi di noi donne non sono mai stati tenuti in grande considerazione dai cari dottori maschi, che hanno sempre accettato passivamente che dobbiamo partorire con
dolore, pensando addirittura che la
morte per parto ci garantisca il
Paradiso. E così , nel corso dei
secoli le donne hanno cercato di aiutarsi fra di loro e anche con levatrici ed erbe mediche, e per questo sono state spesso emarginate e perfino perseguitate come
streghe. Ma qui a Salerno, città colta e abituata alla ricerca del sapere, le
donne possono accostarsi allo studio della Medicina, ed è quello che io
ho fatto, cercando di trovare rimedi a tanti problemi… dalla sterilità alla contraccezione, dall’igiene
all’alimentazione, dalla cura dei neonati
a quella delle mamme, ed ho anche pensato a rimedi cosmetici per la cura
dell’estetica dei corpi femminili…E in caso di necessità ho imparato a ridare a una donna una parvenza
di verginità.
E di questi tempi (inchino) …scusate se è poco!*
*FONTI: TROTULA DE RUGGIERO pdf unitelbiassono.it
VOCE NARRANTE: AMATO DI MONTECASSINO
Per
imparentarsi dunque col Principe di Salerno Gisulfo II, erede di Guaimario IV, massacrato
durante una congiura ordita dagli amalfitani, Roberto il Guiscardo ripudiò sua
moglie Alberada, dalla quale aveva avuto due figli, (Emma d’Altavilla e
Boemondo, che fu principe di Taranto e poi principe di Antiochia) e sposò
Sichelgaita ( 1058), sorella di Gisulfo, “donna nobile per nascita, bella
fisicamente e saggia di mente”, raffinata,
intellettualmente e personalmente capace di condurre sottili giochi politici e diplomatici e dirigere regìe
occulte con mano sicura e leggera.
SICHELGAITA:
Sono
Sichelgaita di Salerno, principessa longobarda, amata figlia del compianto
Guaimario IV e sorella del principe Gisulfo II. Sono stata educata nei
monasteri femminili e ho studiato anche l’arte medica presso la Scuola
Salernitana, dove ho conosciuto Trotula De Ruggiero, divenendone amica.
Ho
sposato Roberto d’Altavilla, grande condottiero, che seguo spesso nelle sue guerre di conquista ed anche sui
campi di battaglia. Per questo, oltre che per il mio carattere forte, mi
definiscono “la Principessa guerriera”, o anche la nuova Pallade
Atena.
Il mio
amato sposo è uomo d’arme, possente e a volte rozzo.
Dicono che sia spietatamente ambizioso e violento… ma di me ha molta
considerazione, tiene in gran conto i miei saggi
consigli soprattutto per quanto attiene
al suo rapporto con la Chiesa e con il Papa…e confido che similmente faccia
anche quando, rotta l’alleanza con mio
fratello Gisulfo, porrà sotto assedio Salerno, la mia amata città.*
*FONTI:
SALERNO:” LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SICHELGAITA” – SALERNO TODAY.
“SICHELGAITA
DI SALERNO” WIKIPEDIA
NARRATORE
(AMATO DI MONTECASSINO)
Ma Sichelgaita e Trotula frequentavano anche la contessa normanna Emma
de Ala, signora della nostra Evoli, vedova di Raone Trincanotte e poi di Guimondo dei Mulisi.
La contessa Emma de Ala si distinse per la sua dedizione alla ristrutturazione di castelli e mulini, per le sue ottime relazioni con nobili, abati e per la sua generosità verso la Chiesa, ma anche per le sue frequentazioni con altre donne importanti dell’epoca che, proprio per il loro spessore, sono passate alla storia…e fra queste, per l’appunto, la principessa Sichelgaita e Trotula De Ruggiero.
Ma ascoltiamo cosa ci dice…con la sua nobile voce
EMMA DE ALA
Il mio nome è Emma de Ala, contessa normanna ,
signora di Evoli. Sono arrivata qui col
mio primo, amato marito, Raone Trincanotte,
quando gli sono state donate da Gisulfo II, principe
di Salerno, intere colline con sorgenti, campi coltivati, boschi e una villa romana a Montedoro,
riportata dalla nostra gente al suo
antico splendore per essere per noi una confortevole dimora. Al nostro seguito tanti normanni, uomini, donne e bambini che ben si sono
adattati ad un clima così mite e a questa che hanno sentito
subito essere la loro terra promessa. Con
pietre e legname dei boschi di Montedoro hanno costruito piccole fortezze, a formare un villaggio dove
prima c’era quel che rimaneva delle ville dei romani.
Sulla collina sorgono poche case in muratura abitate da artigiani e dalla piccola nobiltà di Evoli, e altre abitazioni costruite con materiale preso dalle fornaci e dall’antica Via Popilia.
E poi c’è il castello…quel castello fino a poco tempo fa occupato dai Longobardi,
che con le sue mura alte e la torre imponente ha sempre affascinato me e tutta la mia gente… quel castello dove mi sono trasferita come contessa di Evoli
col mio secondo marito Guimondo III De Mulisi, normanno, che l’ha avuto in dono da Guglielmo
d’Altavilla, sposo della principessa longobarda Maria, per la fedeltà
dimostratagli nelle innumerevoli battaglie combattute al suo fianco.
Ai piedi del castello l’altra Evoli, quella dei
vicoli stretti, delle case povere, fatte di muri di legno, paglia o canne impastate con
l’argilla, con un unico ambiente, dove
spesso si dorme a terra o su pagliericci pungenti.
Nonostante l’odore di povertà diffuso e
dilagante, io ho subito amato questa
terra e tutta la sua gente, dignitosa e
resiliente!
Fuori
dalle mura vigne e poi boschi, attraverso i quali amo cavalcare sul mio nobile destriero , per arrivare qualche volta
anche fino al mare. Vado spesso a Salerno, città di cui fin da piccola sentivo
raccontare meraviglie, dove ho familiarizzato con donne straordinarie, tra cui
Trotula de Ruggiero e la fiera principessa longobarda , nonché contessa
normanna, Sichelgaita *
*Fonti : “EMMA DE ALA” UNA CONTESSA NORMANNA NEL
MERIDIONE D’ITALIA - di MARIA ROSARIA PAGNANI.
“EBOLI TRA CRONACA E STORIA” di COSIMO LONGOBARDI
“Quei di Salerno il lor lunato
golfo,
gli archi normanni, tutta bronzo e argento
la porta di Guisa e di Landolfo
aveansi in cuore, e l’arte e l’ardimento,
onde tolse lo scettro ad Alberada
Sichelgaita dal quadrato mento”.*
*(Poesia di Gabriele d’Annunzio)
VOCE NARRANTE: AMATO DI MONTECASSINO
Grazie al matrimonio con Sichelgaita, da cui sarebbero
nati otto figli, l’illustre nome di
Roberto cominciò a diventare più prestigioso e si suggellò l’unione fra
l’ultimo scampolo dei Longobardi nel meridione e la nuova potenza dei Normanni.
Nel concilio di Melfi del 1059, egli venne riconosciuto
Duca di Puglia e Calabria e poi di Sicilia, ottenendo l’investitura dal Papa Nicolò II.
I Normanni cessarono allora di essere vassalli e
vennero riconosciute tutte le loro conquiste, in cambio di un giuramento di
fedeltà al papato.
VERSI
Roberto il Guiscardo
del mondo era il terrore…
alto, bello, vigoroso,
occhi di fuoco, fisico aitante,
lunghi capelli e barba fluente,
fu più scaltro di Ulisse
e di Cicerone più eloquente,
ma con la spada e con la lancia
fu feroce combattente.
Si dice che firmasse con un
segno di croce,
e che simile al tuono fosse la
sua voce!
Per consolidare il potere della
sua casata
ripudiò la prima moglie
Alberada
e sposò la principessa
longobarda Sichelgaita,
che del Principe di Salerno
Gisulfo era sorella,
ben educata, nobile, saggia e
molto bella.
VOCE NARRANTE: AMATO DI MONTECASSINO
Quando Gisulfo, per vendicare
la morte del padre, riconquistò Amalfi, gli Amalfitani chiesero aiuto a Roberto
il Guiscardo. Questi, che da tempo sognava di allargare i suoi domini e
conquistare il principato di Salerno, promise il suo appoggio.
Incurante di dover combattere
contro suo cognato, ordinò alla sua flotta di occupare il porto di Salerno nel
mese di maggio del 1076 e lui stesso, alla testa del suo esercito composto di
normanni, greci, musulmani ed italiani marciò, via terra, alla volta di Salerno.
Giunto ad Eboli, vi pose il suo
accampamento…e la guarnigione della nostra città lo accolse con benevolenza.
La permanenza nella nostra
terra durò oltre 4 mesi, durante i quali Roberto il Guiscardo preparò l’assalto
finale alla città di Salerno. Esercito ed animali vennero riforniti del
necessario dagli abitanti, ben felici di rendersi utili …e perfino un
contingente di ebolitani si unì ai Normanni nella battaglia. Roberto fu molto riconoscente verso Eboli, “cui
concesse larga autonomia e ne delimitò il territorio fissandone i confini tra
il vallone di Santa Maria la Nova ed Ausella, il Sele ed il Tusciano, fino a
raggiungere, verso mezzogiorno, il mar Tirreno e a nord il monte Sant’Elmo o
Sant’Eramo”.
Ma oltre a ciò fece un solenne
giuramento…
ROBERTO IL GUISCARDO
In questa terra benedetta dal
Signore, Evoli, ridente e fertile, io, Roberto d’Altavilla, Conte di Puglia e
di Calabria, prometto solennemente che eleverò un grande e santo tempio alla
saggezza di Dio e alla santificazione di questa città, che sarà mirabile e
glorioso… in cagione della devozione dei suoi abitanti a me e alle mie truppe,
rifornite del necessario per tutti i lunghi mesi dell’assedio alla città di
Salerno.
Prometto inoltre che il
castello verrà completamente ristrutturato, a gloria perenne della potenza normanna e a simbolo della fedeltà a me
dimostrata.
Ed è proprio tale assedio che andiamo a rappresentare
qui ed ora, su questa grande scacchiera,
dove vedete schierati l’un contro l’altro armati
da un lato il Principe Gisulfo e i suoi soldati
con forti scudi, spade e lance acuminate,
e dall’altro il prode Roberto, la sua consorte Sichelgaita
e i loro fidi guerrieri normanni, italiani ed anche stranieri…
tutti pronti a combattere ed anche a morire…
ma non senza prima farci molto divertire!
PARTITA A SCACCHI CON MOSSE IN VERSI
DURANTE LA PARTITA
1)DIALOGO FRA ROBERTO IL GUISCARDO E GISULFO
Roberto il Guiscardo
“Io credevo, per la parentela che strinsi con
te, che il mio onore ne sarebbe stato accresciuto, e che tu mi saresti stato di
aiuto, non soltanto nel difendere la mia terra, ma anche nell’aiutarmi a conquistare
nuove terre. Senza la tua impazienza e arroganza, e se non avessi disatteso il
mio servizio, su tutti gli altri principi tu avresti potuto elevarti; E invece
in tutto mi avevi in odio, e non volesti accogliermi come tuo cavaliere. E io
ti chiesi la pace per quelli di Amalfi, e non volesti concederla né per mia preghiera né per altri
ammonimenti. E ora, per la grazia di Dio, io darò la pace a quelli di
Amalfi ed anche a quelli di Salerno, che conquisterò…e non avrò pietà!”*
Principe Gisulfo:
“Ah, tu mi hai esposto al vituperio di tutti; e
vuoi distruggere me e la mia gente. Non avresti dovuto di certo considerare la
parentela dei Normanni, ma la mia parentela, che ci aveva uniti assieme, avendo
tu sposato mia sorella! E ora mi vuoi
scacciare dall’eredità di mio padre, tu… che avresti dovuto invece farmi
conquistare nuove terre. Ma io e la mia
città resisteremo e nelle tue terre ti ricacceremo…o meglio ancora, ti
distruggeremo!”*
*( da “HISTORIA
NORMANNORUM” di Amato di Montecassino)
CONTINUA LA PARTITA SULLA SCACCHIERA…
2)DUELLO
FRA SICHELGAITA E ALFIERE DI GISULFO
SICHELGAITA
Ritengo sia virtù combattere ed esporsi alla
morte per l’importanza di una causa! E’ giunta l’ora di riprendermi ciò che mi
appartiene…Avanzi dunque il più valoroso dei soldati e mi affronti in duello…
se ne ha il coraggio!
ALFIERE DI GISULFO
Per il mio Principe senza indugio io combatterò
contro di voi, che vi siete schierata con questo esercito venuto da lontano per
distruggere ciò che siamo e portarci via la città che amiamo!
3) FINE PARTITA CON DUELLO FRA I RE
ROBERTO IL GUISCARDO
C’è qualcuno disposto a combattere per porre
fine a questo lungo assedio? Non c’è nessuno? Siete dunque dei codardi? Io sono
pronto! Su, chi si fa avanti?
GISULFO
Sfinito è ormai il popolo, debilitato dalla
fame, dal lungo digiunare…eccomi, or dunque ! Sono pronto a combattere, per
poterlo salvare!
FINE DELLA PARTITA CON LA VITTORIA DI ROBERTO
IL GUISCARDO
VOCE NARRANTE: AMATO DI MONTECASSINO
Ribolliva d’ira il cuore del Duca verso il
Principe Gisulfo…stava per ucciderlo, per porre fine alla sua vita…ma ecco che Sichelgaita,
la sua fiera e nobile sposa, lesta gli si
avvicina, pregandolo di essere pietoso…
SICHELGAITA
Mio sposo e signore,
tu che accogli tanta gente
che viene a te fidente,
la tua
consueta pietà
ben conoscendo,
abbi misericordia, ti prego,
per questo mio fratello…
che abbia salva la vita
da questo tragico duello!
VOCE NARRANTE: AMATO DI MONTECASSINO
La grazia della pietà sciolse allora il cuore del Duca che su preghiera della
moglie Sichelgaita concesse salva la vita non solo a Giusulfo ma anche agli altri suoi fratelli.
“E vennero i fratelli di Gisulfo, e come fu
loro ordinato, Landolfo rese i castelli di Sanseverino e Policastro, e Guaimario
rese quello del Cilento. E così ebbero fine tutte le dispute. E Gisulfo giurò
che non avrebbe mai più richiesto, per sé o per altri, il Principato di
Salerno.
Sichelgaita, per ordine del Duca, gli regalò
molte cose, e il Duca gli diede mille monete bisanti, cavalli e muli. E quindi
Gisulfo fu privato del Principato suo e dei suoi antenati, e se andò presso il
principe di Capua Riccardo, e fu gentilmente ricevuto, e onorevolmente ospitato”.
ROBERTO IL GUISCARDO
Non credevo di poter essere magnanimo e così inaspettatamente
generoso con chi si è dimostrato tanto
ostile verso di me! Di
solito… non ho nessuna pietà dei miei nemici! Ma lo dovevo alla mia sposa…e d’altronde
…io sono il grande e
potente Roberto il Guiscardo, terrore del mondo, e ho potere assoluto di vita e
di morte sui miei nemici! Non c’è altri
al mondo che possa stare alla mia pari, se decido chi deve vivere e chi invece deve morire!
ALL’MPROVVISO SI ODE UNA VOCE…
E non sai quanto ti
sbagli! Tu credi di avere potere di vita
e di morte su ogni uomo… eppure c’è chi di te è più forte e crudele…qualcuno
davanti al quale anche tu dovrai chinare la testa!
ROBERTO IL GUISCARDO : Chi sei
tu che ti rivolgi a me con siffatta arroganza e osi mancarmi di rispetto? Dove
sei? Mostrati or dunque, affinché io
possa farti pagare cotanto ardire!
LA MORTE
Io sono la signora e padrona
di tutti gli uomini, e di certo non ti temo, benché tu ti creda onnipotente.
Non hai capito chi sono?
Guardami, allora… cosicché ti sia ben
chiaro chi fra noi è più forte!
CANZONE DI ANGELO BRANDUARDI “IO SONO LA MORTE”
ROBERTO IL GUISCARDO
No, non è possibile! Non può
essere questo il mio momento! Ho combattuto, vinto, non posso e non voglio
seguirti ora…mi aspettano nuove battaglie, nuove terre da conquistare, nuovi nemici da sconfiggere…e a quel che dici
non voglio credere!
LA MORTE
L’urlo del tuo cuore arriva
forte e chiaro, ma ora ti racconterò un’antica leggenda, cosicché tu non possa avere alcun dubbio su ciò che ti
ho detto:
Un soldato, mentre festeggiava la fine della
guerra tra canti e balli, vide che lo stavo guardando in mezzo
alla folla
A quel punto corse dal
re e gli chiese di salvarlo. Il re gli diede allora il suo miglior cavallo e il
soldato partì di gran carriera, correndo disperatamente verso Samarcanda, in modo da evitarmi. Con suo grande
rammarico, scoprì però che io ero ad aspettarlo proprio nella città dov’era
fuggito. E allora stupito mi chiese
perché mi trovassi lì, visto che due giorni prima ero nella capitale, dove diceva
che l’avevo guardato con malignità… “Io non ti stavo minacciando”, gli risposi,
“ero solo sorpresa di vederti lì, visto che dovevo prenderti oggi qui, a
Samarcanda!”
Questa storia può sembrarti una sorta di crudele
ironia, però ti fa capire che nessuno, dico nessuno, può sfuggire al proprio destino… e neanche
tu, il grande Roberto il Guiscardo!
Un giorno… non ora, non temere! dovrai spogliarti di ogni bene e di ogni
potere. Non potrai sfuggirmi in alcun modo, nessuno potrà salvarti!
Ti prenderò sotto il mio mantello … e insieme
balleremo… il ballo della Morte!
CANZONE
SAMARCANDA E BALLETTO FINALE
FINE
FOTO DI GAETANO D'ANDREA



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